sabato 31 maggio 2014

Jugoslavia: cronaca di un massacro, Cap.III



La fine della Jugoslavia (1991)

• Il governo federale fu affidato ad un tecnico (19 febbraio 1989),
l'economista croato Ante Marković, che propose una solida e strutturale
riforma economica e preparò la domanda di adesione del paese alla
Comunità Economica Europea: il piano economico sembrava funzionare,
nonostante le inevitabili conseguenze sociali (aumento della
disoccupazione e della povertà, diminuzione dei sussidi statali), ma venne
 travolto dalle turbolenze etniche e dalla disgregazione complessiva
della Federazione.
• Il 20 gennaio del 1990 venne convocato il quattordicesimo e ultimo
congresso (convocato straordinariamente) della Lega dei Comunisti
Jugoslavi, con uno scontro frontale tra delegati serbi e sloveni, in particolare
riguardo la situazione in Kosovo, la politica economica e le riforme
istituzionali (creazione di una nuova federazione o confederazione, la
terza Jugoslavia). Per la prima volta nella storia, Sloveni e Croati decisero
di ritirare i loro delegati dal congresso.
• Nel nord della Federazione vennero indette subito libere elezioni, che
determinano la vittoria di forze di centro-destra: in Slovenia la coalizione
democristiana Demos formò un nuovo governo, mentre Milan Kučan
restò presidente della Repubblica; in Croazia i nazionalisti dell'HDZ
di Tuñman vinsero le consultazioni.

• Il 23 dicembre 1990 in Slovenia si tenne un referendum sull'indipendenza,
o meglio sulla sovranità slovena, dal momento che si parlava anche della
costruzione di una nuova confederazione di repubbliche, le cui basi andavano
ridiscusse. Va inoltre precisato che la costituzione della RFSJ prevedeva
costituzionalmente il diritto alla secessione unilaterale per ciascuna delle sei
repubbliche costituenti.
•25 giugno 1991: il presidente Milan Kučan proclamò unilateralmente
l'indipendenza slovena. Nello stesso giorno anche la Croazia si dichiara indipendente
• La risposta dell'Esercito popolare jugoslavo (JNA) non si fece attendere:
il 27 giugno 1991 l'esercito intervenne in Slovenia. Iniziò così la prima guerra in
Europa dalla fine della Seconda guerra mondiale (“Guerra dei dieci giorni”)
che si concluse in poco più di una settimana, essendo la nazione etnicamente
compatta e sostenuta politicamente dal Vaticano (in chiave anti comunista)
dall'Austria e soprattutto dalla Germania per le ragioni storiche già accennate,
che si impegnò subito a riconoscerne l'indipendenza e spinse perché anche
l’intera CEE facesse lo stesso.
• L'8 luglio 1991 vennero firmati da Kučan, Tuñman, divenuto presidente croato,
Marković, premier federale, dal serbo BorisavJović, presidente di turno della
presidenza collegiale jugoslava, gli Accordi di Brioni , che prevedevano l'immediata
cessazione di ogni ostilità dell'esercito jugoslavo in Slovenia e il congelamento
per tre mesi della dichiarazione di indipendenza. La piccola repubblica tre mesi
dopo diventava indipendente da Belgrado.

http://www.repubblica.it/online/speciale/guerra/guerra/ap2.jpg 

Fonte:  www.israt.it/ebooks_download/dida000033.pdf

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