lunedì 8 settembre 2014

I Nemici dei #Marò: I media italiani, subiscono la stampa indiana.




Secondo il giornale "Hinduistan Times", i due fucilieri "spinsero il capitano a inviare un rapporto in cui si sosteneva che i pescatori erano armati e che questo fu alla base della decisione di sparare". L'email, prosegue l'"Hindustan Times" fu mandata dal capitano della Lexie a un'organizzazione per la sicurezza marittima perché fosse, a sua volta, girata all'Organizzazione marittima internazionale, l'agenzia Onu che si occupa di sicurezza sui mari. Secondo la stampa locale, tutti i pescatori fermati non erano armati al momento dell'incidente (http://www.tgcom24.mediaset.it/).

Ma i nostri Editori locali e i vari Direttori dei Tg, non pensano ad altro che ad alimentare il dubbio degli italiani, pubblicando la notizia indiana senza commentare e senza, per esempio, mostrare questo Video eloquente. Troppo occupati a Garlasco???

https://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=qD6a1BYFExI

#Maro in India: "Internazionalizzazione della vicenda capitolo chiuso"

Se la Corte Suprema concederà l'autorizzazione al rientro in Italia di Massimiliano Latorre per ragioni umanitarie il governo indiano non si opporrà. Lo ha dichiarato a New Delhi il ministro degli Esteri Sushma Swaraj che poi però ha aggiunto: "La questione non può essere affrontata con un dialogo diplomatico essendo all'esame della giustizia". Swaraj ha spiegato che "Si deve andare attraverso il processo giudiziario e che quindi non si può risolvere con il dialogo fra governi" (http://www.rainews.it/)

Ecco chiara e limpida la posizione del Governo Indiano che mette a tacere, una volta per tutte,  le dichiarazioni del nostro Premier Matteo Renzi e dei suoi abdetti, Mogherini e Pinotti, circa il dialogo in corso tra i due Governi. 

Aspettiamoci ora, altre dichiarazioni. Magari potrebbero rassicurare gli italiani, dicendoci "che la vicenda dei marò è la priorità del Governo".....


Se la Corte Suprema concederà l'autorizzazione al rientro in Italia di Massimiliano Latorre per ragioni umanitarie il governo indiano non si opporrà. Lo ha dichiarato a New Delhi il ministro degli Esteri Sushma Swaraj che poi però ha aggiunto: "La questione non può essere affrontata con un dialogo diplomatico essendo all'esame
della giustizia". Swaraj ha spiegato che "Si deve andare attraverso il processo giudiziario e che quindi non si può risolvere con il dialogo fra governi". - See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Il-governo-indiano-Non-ci-opporremo-al-rientro-di-Latorre-506f7136-fbfd-42e5-91d1-2acbab2df13f.html?refresh_ce#sthash.ikN6K102.dpuf

domenica 7 settembre 2014

«Latorre rientri in Italia per curarsi» Ricorso alla Corte suprema indiana

L’asimmetria piomba nel caso dei marò. Non è detto porti buon vento. L’altro ieri, i legali dei due fucilieri di Marina trattenuti a Delhi, hanno presentato un ricorso, che sarà avanzato lunedì alla Corte suprema indiana, per far rientrare in Italia Massimiliano Latorre, colpito il 1° settembre da un’ischemia (e in via di progressivo miglioramento, secondo fonti ufficiali). 

La ragione della richiesta sta nelle sue condizioni di salute: non che sia stato curato male nella capitale indiana; anzi, il ministro Roberta Pinotti ha assicurato che l’intervento dei medici è stato ottimo e tempestivo; piuttosto, perché il recupero da un’ischemia consiglia un ambiente disteso, non stressante, diverso dalle condizioni di semidetenzione — nell’ambasciata italiana ma con il divieto di lasciare Delhi — in cui si troverebbe Latorre una volta dimesso dall’ospedale (forse già oggi). La richiesta sarà avanzata a nome del fuciliere, non dello Stato italiano che non ha titolo per farlo. Si tratta però di un passaggio che rende ancora più complessa la situazione diplomatica e giudiziaria. Da una parte, ovviamente, è sperabile che la Corte suprema accetti il ricorso e consenta a Latorre di recuperare forze e tempra a casa propria. In quel caso, però, per il governo italiano si aprirebbe la questione dell’affidavit. 

L’Alta corte indiana, infatti, se decidesse di accettare la richiesta del marò vorrebbe garanzie, con ogni probabilità l’assicurazione (confermata dalle autorità italiane) che dopo un certo periodo di tempo (si possono immaginare tre mesi) egli torni in India. A quel punto, il governo italiano rischierebbe due inferni. Da una parte, ci sarebbero pressioni interne fortissime per trattenerlo definitivamente in Italia. 

Dall’altra, si aprirebbe la questione del rapporto con l’India, rispetto alla quale non solo la regola diplomatica vuole che un impegno preso sia rispettato ma la quale tratterrebbe sul suo territorio l’altro marò, Salvatore Girone: l’India è una democrazia e non lo tratterebbe da ostaggio; ma difficilmente userebbe i guanti bianchi. Certo, in tre mesi si può sperare che l’intera vicenda finisca. Ma l’esperienza fa dire che non è affatto detto. Insomma, un’ulteriore complicazione. Va però notato che, sul piano della dinamica introdotta dal malore di Latorre, l’intero caso sembra riprendere importanza anche in India e accelerare: alcuni funzionari del governo di Delhi sarebbero stati in ospedale a salutare il marò, un segno di attenzione non scontato. 

La nuova dimensione presa dalla vicenda, cioè i riflessi sulla salute dei due militari — in India da più di due anni e mezzo — potrebbe inoltre spingere il primo ministro Narendra Modi a rompere gli indugi e a spingere per una soluzione del caso in tempi ragionevoli, non fosse altro che per togliersi una distrazione e un potenziale imbarazzo internazionale. Dalla risposta che darà la Corte suprema alla richiesta che sarà formalizzata lunedì si potrà forse capire se il clima è in qualche misura cambiato. La decisione dei giudici, tra l’altro, difficilmente ci sarà subito: a Delhi qualcuno ipotizza che prima di esprimersi la Corte voglia sentire, in via informale, l’orientamento delle autorità politiche. Si avvicinano, insomma, giornate importanti: fondamentale che Roma non tolga lo sguardo dall’obiettivo. Le novità di questa settimana, infatti, hanno in parte cambiato i termini della situazione dei due marò e il ritorno in Italia di Latorre potrebbe cambiarli ulteriormente. 

L’ipotesi di avanzare un ricorso a un arbitrato internazionale e di chiedere d’urgenza lo spostamento dei due militari in un Paese terzo in attesa del processo è una carta che potrebbe dovere essere giocata d’urgenza. Se la Corte suprema respingesse la richiesta di Latorre ci sarebbe un’argomentazione in più per avanzarla. Ma se anche venisse accettata, i motivi per chiedere a un giudice internazionale che anche a Girone venga concesso di lasciare l’India rimarrebbero in essere, rafforzati anzi dall’implicita ammissione della Corte suprema dello stress che comporta tenere in semicattività e nell’incertezza quotidiana una persona. Argomenti per il governo di Roma, per il team legale italiano guidato a Sir Daniel Bethlehem ma anche per Delhi, la quale rischia di passare in breve da una posizione di forza a una difficilmente difendibile.

Fonte: http://mentiinformatiche.com/

Marò in India: Renzi «svende» l’acciaio a Delhi

Mentre i due marò restano in carcere senza che sia loro garantito il diritto a un regolare processo, gli indiani con i portafogli gonfi continuano a scorrazzare in lungo e in largo nel nostro Paese in cerca di aziende strategiche da comprare a prezzi di saldo. 

È il caso dell’acciaio, che rappresenta nonostante gli alti costi di produzione, un comparto strategico per un paese manifatturiero, entrato nelle mire del gruppo indiano JSW Steel guidato da Sajian Jindal. Che ieri ha incontrato il presidente della Toscana, Enrico Rossi, per parlare della possibile acquisizione dello stabilimento siderurgico di Piombino. Prima Jindal aveva incontrato il premier Matteo Renzi in prefettura, sempre a Firenze. Porte aperte agli indiani dal governo dunque, lo stesso che non riesce a riportare indietro i suoi militari. 

«La speranza per Piombino si riaccende- ha riferito Rossi dopo l'incontro- grazie all'impegno e alla disponibilità dell'imprenditore ma anche delle istituzioni, disposte a fare la loro parte e offrire l’aiuto chiesto, onorando l’accordo di programma per Piombino firmato ad aprile su cui solo la Regione ha messo da sola 70 milioni, 60 per l’area a caldo». Rossi ammette che non mancheranno discussioni: «Siamo solo all'inizio, il lavoro da fare non mancherà- ha aggiunto- Ma dalla fase di studio siamo passati a quella dell'impegno». L’altoforno di Piombino era stato spento perché non più produttivo e finora, nel corso della trattativa con il commissario liquidatore, di continuare a produrre acciaio a Piombino gli indiani non avevano parlato. 

«E il merito, lasciatemelo dire, penso che sia anche di istituzioni che si fanno portavoce di politiche keynesiane, quelle dove lo Stato è un po’ imprenditore», chiosa Rossi al termine dell'incontro con i giornalisti, ringraziando il premier Renzi e il governo per il loro impegno. L'imprenditore indiano, riferisce il presidente della Toscana, «si è dichiarato disponibile a studiare l'impiego di parte delle maestranze della ex Lucchini per la «ripulitur» del sito, come già avevano chiesto i sindacati. Gli ho proposto di incontrare i lavoratori e, una volta concluso l’accordo, anche su questo si è dichiarato disponibile». Gli stessi indiani guidati da Jindal hanno messo gli occhi anche sull’Ilva di Taranto. I suoi tecnici avranno accesso ai dati di Taranto, con la cosiddetta due diligence, in vista di una possibile acquisizione. Morale: per gli affari il governo si mobilita, i marò possono attendere. 

Fonte: http://www.iltempo.it/

venerdì 5 settembre 2014

Maro’ soap: l’Italia dice no a nuove missioni antipirateria.


Come nelle migliori soap, anche quella che ha per protagonisti involontari, i marò non giunge mai ad un finale.

925 puntate scandite da altrettanti lunghi giorni, saltare un appuntamento è possibile, senza perdere parti dell’intreccio narrativo, tanto ogni giorno è uguale all’altro, la regia non ha poi tanta fantasia.

Sempre più delusi dall’atteggiamento dei nostri amministratori, assistiamo, nella terra dei Fucilieri di Marina, di stanza a Brindisi ma  trattenuti in India, ad un matrimonio Indù; sembra una beffa, uno schiaffo, uno scherzo eppure Bollywood si è trasferita proprio in Puglia, per un fuori programma che suscita indignazione è costringe, suo malgrado, il Cocer Interforze ad inviare un mazzo di rose agli sposi, per tentare un approccio benevolo con i potenti dell’India.

Tutto questo mentre il nostro Massimiliano Latorre, è in cura in un  ospedale di New Delhi, a seguito di un attacco ischemico, per non aver retto probabilmente allo stress, alle emozioni ma sopratutto al nulla di fatto.

cavourEd intanto l’Italia che fa? Intanto l’Italia ritrova un improvviso guizzo di orgoglio nazionale e subordina la partecipazione alle future missioni antipirateria, concluse quelle in corso, alla soluzione della vicenda marò. Infatti, le commissioni Esteri e Difesa della Camera, come spiega il presidente Commissione Difesa,  Elio Vito, ha dato il via libera alla riformulazione dell’emendamento del Deputato Gianluca Pini che prevedeva l’immadiata sospensione delle missioni Atlanta ed Ocean Shield. Dopo il 31 dicembre alle operazioni antipirateria UE e NATO, l’Italia non prenderà parte, salvo la soluzione della querelle con l’India.

La Mogherini preme, la Pinotti vola in India, e Giulia, figlia di Massimiliano, si indigna più che mai, spronando, col vigore dei suoi vent’anni, un Italia che nulla fa più che sprecare parole di circostanza.
E poi, non manca l’anatema di un Don Giorgio, che sulla sua pagina Facebook, si dichiara annoiato ed irritato e  paragona Massimiliano ad un extracomunitario in India, invitando Giulia “ad implorare la clemenza della giustizia Indiana”, suscitando le ire di credenti e non credenti, ma sopratutto degli Italiani che sostengono Giulia ed il suo papà. Un papà che non era li in gita di piacere e che ad onor del vero non ha neanche, fino a prova contraria, ucciso nessuno.
Per le prossime puntate ci aspettiamo un Governo Italiano finalmente capace di farsi ascoltare e determinato nel pretendere Massimiliano e Salvatore finalmente a casa.

di Roberta De Luca

Fonte: http://www.iniurevir.it/

I nemici dei Marò: Ecco i complici italiani dei carcerieri dei marò

In quasi mille giorni di processi in violazione del diritto, ben tre governi hanno fallito nella missione di riportare a casa i due fucilieri di Marina. Tutte le responsabilità.

Una vera e propria odissea. Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono prigionieri dell'India da oltre trenta mesi, quasi mille giorni di processi senza fine, rinvii, ricorsi, trasferimenti, ricoveri. Un'interminabile attesa. Di che cosa? Del verdetto di una corte indiana che non è legittimata a giudicare i nostri militari, a prescindere dalle loro azioni.

Ma è proprio l'impossibilità di arrivare a una sentenza che rende questa vicenda drammatica. Per i due marò, per le loro famiglie, per la dignità del nostro Paese.

È stata una Caporetto sotto tutti gli aspetti: politici, diplomatici, d'immagine. L'Italia ne esce con le ossa rotte e una credibilità internazionale finita sotto i tacchi. Ma i responsabili di questa farsa mondiale hanno un nome e un cognome e possiamo definirli, senza alcuna remora, complici dell'India.

A cominciare dal non rimpianto premier Mario Monti. Lui non è solo colpevole, ma agì contro gli interessi nazionali tenendo una condotta a dir poco criminale. Monti e il suo governo cercarono di risolvere la crisi con l'India a tarallucci e vino. Neppure per un momento, nonostante furono sollecitati da più parti, misero in agenda il ricorso all'arbitrato internazionale, visto che l'India non ha giurisdizione fuori dalle proprie acque territoriali, dove avvenne l'incidente in cui morirono due pescatori indiani. Neppure dopo gli schiaffi ricevuti come risposta da New Delhi cambiò l'atteggiamento di Monti, che superò se stesso il 23 febbraio 2013, quando Latorre e Girone rientrarono in Italia per votare con il permesso dei giudici indiani.

L'indimenticabile premier si precipitò all'aeroporto ad accoglierli, pensando bene di sfruttare l'occasione mediatica per racimolare consensi elettorali. Pochi giorni dopo, l'11 marzo, il professore si trasformò in leone e, grazie all'operazione congegnata dall'allora ministro degli Esteri Giulio Terzi , dichiarò urbi et orbi che i due marò dovevano restare in Italia. L'India è beffata, pensarono tutti. Ma non fecero i conti con il vero Monti, un quaquaraquà senza pari, che calò le braghe quando gli indiani cominciarono a strillare e presero in ostaggio il nostro ambasciatore a New Delhi (amico stretto, guarda caso, del suo ministro Corrado Passera). Un'altra, gravissima violazione del diritto. E non sarà l'ultima.

Il governo Monti come reagì? Coinvolse l'Onu, l'Europa, le corti internazionali competenti? Macché. Da vero criminale, non esiste altra maniera per definirlo, rispedì in India i due marò, facendo rischiare loro la pena di morte poiché i giudici indiani, per aggirare le norme internazionali, inventarono l'accusa di terrorismo per avere il diritto di processarli.

Nel piano diabolico Monti fu appoggiato (e forse anche ispirato) dal ministro dello Sviluppo Passera che, assieme a quello della Difesa Giampaolo di Paola, in una riunione governativa ristretta presero la decisione fatale sui marò. Il responsabile degli Esteri, Giulio Terzi, che fino allora aveva seguito la linea montiana, non ne volle sapere della porcata e rassegnò le dimissioni. Memorabile la seduta in Parlamento in cui Terzi lasciò l'incarico senza indugi e il collega Di Paola, ammiraglio che aveva da poco tolto la divisa per la politica, con palese imbarazzo annunciò che era giusto abbandonare i militari al loro destino. Nobile figura per un ex comandante della Marina.

Ma non dimentichiamo Passera che, nonostante il suo dicastero non avesse competenze dirette nella vicenda, fu il più attivo nello spingere il governo a prendere quella scelta scellerata. Quali interessi si celavano dietro il suo pressante intervento? Non lo sappiamo, le voci in circolazione erano tante. Una cosa è sicura: non voleva certo tutelare Finmeccanica, che perse comunque la commessa da oltre 500 milioni con l'India.

Le elezioni politiche dell'aprile 2012 seppellirono il ridicolo Monti e compagnia e aprirono la strada al governo di Enrico Letta. Encomiabile nei propositi. Già all'atto dell'insediamento il neo premier volle stupire annunciando che il caso marò sarebbe stato «una priorità» per il suo governo. «Priorità» sarà una cantilena ricorrente, che rimbalzerà sulle bocche di ministri e premier fino ai giorni attuali.

Ma in concreto, neppure Letta con i ministri della Difesa Mario Mauro e degli Esteri Emma Bonino spostarono avanti di un millimetro la questione marò. Certo, è stato un esecutivo con la vita breve (otto mesi), sgambettato dagli stessi compagni di partito. Negli ultimi giorni di vita, ci fu un colpo di coda della Bonino che internazionalizzò il caso, coinvolgendo Unione europea e Nato e aprendo la strada all'arbitrato internazionale. Troppo poco e troppo tardi.

Il 22 febbraio 2014 arriva il rottamatore Matteo Renzi che sfratta tutti e inaugura la strategia degli annunci. E sono già trascorsi due anni. Latorre e Girone sono sempre alla mercé di una giustizia lenta e che vìola le più elementari norme del diritto. «Riportare a casa i marò è una priorità», continuano a ripetere i ministri degli Esteri Federica Mogherini (ora salita al sacro soglio di responsabile europeo della politica estera) e della Difesa Roberta Pinotti. Il mantra però non sortisce più effetti. Sono solo chiacchiere.

Ma qualcosa cambia. Sì, in peggio. La scorsa primavera il voto indiano ha portato al governo un'altra maggioranza politica e un primo ministro nazionalista indù. E che cosa tirano fuori dal cilindro i nostri rappresentanti al governo? La trattativa. Ora è più facile negoziare con New Delhi, dicono convinti. Quindi Renzi e compagnia cantante pensano bene di fermare la richiesta di arbitrato internazionale. Ma «resta pronta», ci tiene a dire la Mogherini, anche se «stiamo lavorando per riaprire canali di dialogo col nuovo governo indiano». Perché questo cambio di strategia?

Lady Pesc Mogherini sostiene che per l'arbitrato servono tempi lunghi, mentre la «priorità» è riportare i marò a casa presto. Balle, le stesse che ripetono da due anni e mezzo. Se la fa sotto anche questo governo. Che, oltre all'arbitrato, avrebbe un jolly nel suo mazzo: l'accordo di libero scambio tra Ue e India. Basta che l'Italia ponga il veto e salta tutto. Potrebbe essere più che sufficiente per un accordo di libero scambio con i marò. Ma non lo faranno: bisogna avere gli attributi per contare qualcosa e il nostro Paese in questa vicenda non li ha avuti. Né mai li avrà. E la lista dei complici italiani dell'India si allungherà. Che schifo.

Fonte:  http://www.ilgiornale.it/
 

i nemici dei marò: Corrado Passera

I nemici dei #marò parte 4, Corrado Passera !


Tutti i nemici dei marò: Corrado Passera

Il tradimento si ,quello si può rinnegare,da ricordare che la decisione di non farli rientrare è stata collegiale queste le parole di Giulio Terzi “La decisione di trattenere i Maro' in Italia fu collegiale dell'intero Governo Monti,come risulta dagli atti. Non veniva violato alcun affidavit perche'l'India aveva nel frattempo rifiutato le consultazioni previste dai Trattati internazionali. L'onore dell'Italia e 'il rispetto del Diritto Internazionale. Le strumentalizzazioni a propria difesa nonche' i giudizi personali del dott. Passera sul mio operato da Ministro sono del tutto irrilevanti rispetto a quella che per me sin dal primo giorno e la battaglia d'onore per riportare a casa con onore i nostri Maro'".


MARO'. PASSERA: NON POTEVAMO RINNEGARE LA PAROLA DATA GESTIONE DI TERZI DISASTROSA
 Roma, 5 set. - "La gestione dei Maro', soprattutto dal Ministero degli Esteri guidato da Terzi, e' stata disastrosa"
Cosi' Corrado Passera, fondatore di Italia Unita ha risposto all'intervista rilasciata su Libero dall'Ex Ministro degli Esteri Terzi sul caso Maro'.
"Io- prosegue- ho espresso una forte opinione che non c'entra nulla con gli interessi economici". E cioe che "un grande Paese come l'Italia non puo' perdere il valore della sua parola.
Avevamo preso l'impegno di avere i maro' indietro e di farli ritornare in un certo tempo, venir meno a questo impegno avrebbe fatto un danno enorme all'Italia e alla sua credibilita'. Un diplomatico che si reputa tale non deve nemmeno pensare di imbrogliare la comunita' internazionale non rispettando la parola data".
(DIRE)

Sarebbe interessante scoprire a chi si era data parola,sembra quasi che questa parola data sia riferita a stranieri o a extraterrestri in quanto nulla a che vedere con l'ordinamento italiano ha a che fare,con chi aveva a che fare il burattinaio Passera per convincere Napolitano e Monti ad assecondarlo?