giovedì 10 luglio 2014

Marò, una parcella di 5 milioni per lasciarli prigionieri in India

Fatture d'oro (e in dollari) degli avvocati locali, che non sono neppure riusciti a ottenere il processo. La beffa: uno dei difensori diventa procuratore generale.

Cinque milioni di dollari (circa 3,6 milioni di euro), dalle tasche del contribuente italiano, sono stati sborsati per la difesa dei marò. In stragrande maggioranza serviti a pagare le costose parcelle degli avvocati indiani che rappresentano i marò ed in minima parte come anticipo del baronetto inglese ingaggiato per intraprendere la via dell'arbitrato internazionale. 
Soldi ben spesi se Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non fossero ancora trattenuti in India da due anni e mezzo senza processo. Un esborso assurdo tenendo conto dei risultati raggiunti fino ad ora, poco superiori allo zero. Non solo: Mukul Rohatgi, il principe del foro più costoso dell'India assoldato dall'Italia, il 28 maggio è stato nominato procuratore generale del nuovo governo di Narendra Modi, il politico nazionalista mangia marò. Oltre al danno milionario si è aggiunta la beffa.

L'unico successo degli avvocati indiani è stato quello di strappare i marò dalle grinfie del Kerala, dove avevano sbattuto Latorre e Girone in galera per tre mesi, facendoli trasferire a Delhi ai «domiciliari» presso l'ambasciata italiana. Però i legali a peso d'oro erano convinti che la Corte suprema avrebbe riconosciuto l'immunità funzionale dei nostri fucilieri di Marina chiudendo il caso. Invece ha solo stabilito la realtà dei fatti, ovvero che l'incidente in cui sono morti due pescatori indiani non è avvenuto nelle acque territoriali indiane ed il Kerala non aveva alcun diritto di indagare e processare i marò. Se i luminari del foro locali fossero stati pagati a risultato, anziché ad ore, come è avvenuto nello stile americano, avrebbero guadagnato un piatto di lenticchie.

«Al momento le spese per gli avvocati indiani ed i nuovi legali britannici si aggirano sui 5 milioni di dollari. Il costo è stato suddiviso fra il ministero della Difesa e quello dell'Interno, che ha un capitolo apposito per questi casi» dichiara al Giornale una fonte autorevole del governo. Il grosso dei 5 milioni di dollari è stato pagato dal governo Monti e Letta agli avvocati indiani. Prima lo studio Titus & Co di Nuova Delhi, che annunciava di aver schierato ben 9 legali sul caso dei marò. Il più noto alle cronache italiane è Harish Salve, che nel marzo 2013, quando sembrava che i fucilieri di Marina restassero in Italia dopo un permesso concesso dall'India, aveva annunciato urbi et orbi che lasciava l'incarico per protesta. Roma ha ingaggiato anche l'avvocato Mukul Rohatgi, collezionista di auto, uno dei dieci legali più pagati dell'India. Si è battuto a spada tratta, senza ottenere il rientro in patria dei marò che annunciava, in attesa del processo. Poi il nuovo premier indiano Modi, che ha usato come clava propagandistica il caso marò, lo ha nominato procuratore generale. Il 28 maggio, bontà sua, Rohatgi ha specificato in un'intervista che non rappresenterà il governo indiano «nel caso dei marines italiani a causa del conflitto» di interessi.

«È sempre stato un errore battere sulla giurisdizione indiana. Bisogna imboccare decisi la strada dell'arbitrato davanti ad un giudice internazionale - spiega a il Giornale, Angela Del Vecchio, esperta di diritto internazionale -. Abbiamo atteso due anni e mezzo e adesso che il nostro avvocato difensore è diventato procuratore generale a Delhi stanno valutando se ricominciare da zero. Basta, tagliamo questo nodo gordiano e passiamo con decisione all'arbitrato».

Una minima parte dei 5 milioni di dollari per spese legali corrisponde all'anticipo chiesto dallo studio legale di Sir Daniel Behtlehem, che ha schierato tre avvocati sul caso. Una fonte governativa spiega che «gli inglesi fanno parte di un team legale di 9 persone, cinque dei quali sono esperti italiani». Il governo Renzi ha chiamato all'appello Mauro Politi, uno dei massimi esperti nazionali di diritto internazionale, Attila Tanzi dell'università di Bologna, Ida Caracciolo che insegna Diritto del mare a Napoli, l'avvocato Paolo Busco impegnato all'ufficio legale della corte de L'Aya per l'arbitrato e Guglielmo Verdirame. «La strategia dell'internazionalizzazione prevede una procedura precisa a cominciare dallo “scambio di vedute” con il governo indiano. Se non si compiono questi passi non si arriva all'arbitrato» sottolinea con il Giornale una fonte governativa. Per ora New Delhi ha fatto spallucce e l'Italia, se vuole, può fare istanza in tempi brevi al tribunale internazionale nella speranza di tirare fuori i marò dalla trappola indiana.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/

India e Usa sempre più vicine: una risposta alle alleanze siglate da Putin?

Oggi l'India e gli Stati Uniti hanno una relazione salda, basata su una serie di accordi di cooperazione economica, militare, strategica e culturale. Ma non è stato sempre così.
 
 Obama con il Primo ministro indiano

Prima di ottenere l'indipendenza dalla Gran Bretagna, attraverso un lungo processo di risveglio dell'identità nazionale conclusosi solamente il 15 Agosto del 1947, i rapporti tra gli Stati Uniti e l'india erano ridotti al minimo. Una loro intensificazione si registrò durante la seconda guerra mondiale, quando l'India venne utilizzata dai soldati a stelle e strisce come base di appoggio per muovere guerra contro il "vicino" Giappone.

Durante gli anni della guerra fredda la situazione non migliorò; gli Stati Uniti, infatti, siglarono una serie di accordi con il Pakistan, acerrimo rivale dell'India, permettendogli addirittura di entrare nel blocco dei paesi occidentali. L'india, di contro, fu uno dei promotori e primi firmatari del Movimento dei paesi non allineati, un'organizzazione internazionale composta da tutti quegli Stati che non si considerano allineati con o contro le principali potenze mondiali.

Fino al 1998 i rapporti tra India e Usa furono caratterizzati da una certa staticità, finché il primo ministro indiano, Atal Bihari Vajpayee,  autorizzò una serie di test nucleari. Gli Stati Uniti richiesero un immediato intervento del Consiglio di sicurezza affinché applicasse delle sanzioni economiche contro l'india, colpevole di aver minacciato la pace internazionale. Nessuno Stato, ad eccezione del Giappone, interruppe le sue relazioni economiche con l'India che non fu dunque danneggiata in alcun modo dalle azioni degli Stati Uniti.

Nel marzo del 2000 l'allora Presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton, visitò l'india e intraprese una lunga serie di colloqui con il primo ministro indiano, al termine dei quali venne istituito il Forum India-Usa per la Scienza e la Tecnologia. A partire da quel momento le relazioni tra i due Stati non fecero altro che migliorare. Nel 2005 venne siglato un "accordo cieli aperti" il quale, oltre a prevedere un'apertura totale dei collegamenti tra le compagnie indiane e americane, conteneva un meccanismo per poterlo approfondire ulteriormente su aspetti quali la proprietà delle compagnie aeree. Tra il 2005 e il 2008 gli accordi bilaterali tra India e Stati Uniti si triplicarono, soprattutto grazie all'adozione di politiche comuni in materia di sicurezza energetica, lotta al terrorismo internazionale, reazione ai cambiamenti climatici. Nel 2010 il nuovo Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, appoggiò  apertamente la rivendicazione dell'India ad ottenere un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza.

Oggi i rapporti tra India e Stati uniti sono più importanti che mai, non soltanto per il benessere economico generato dagli scambi commerciali tra le due nazioni, ma soprattutto perché la loro alleanza può controbilanciare l'evidente avvicinamento tra Russia e Cina. Il 21 maggio scorso, infatti, Cina e Russia hanno siglato uno storico accordo sulla fornitura di gas. In base ad esso il Cremlino si impegna a fornire al Governo cinese 38 miliardi di metri cubi di metano all'anno, attraverso un gasdotto di 2.200 metri, ancora da costruire, che correrà dalla Siberia alla Cina orientale. Nel 2013 l'interscambio tra Russia e Cina ha raggiunto quota 90 miliardi di dollari, sestuplicando il valore raggiunto appena dieci anni prima. L'accordo sul gas è stato seguito prima da un pacchetto di 49 accordi bilaterali, in materia di aereonautica, high-tech, cooperazione energetica; poi da un'esercitazione militare congiunta che ha consolidato l'intesa tra i due Stati anche su un piano bellico.

Dal canto loro gli Stati Uniti e l'India hanno un invidiabile valore di interscambio pari a 100 miliardi di dollari, il cui ulteriore incremento è frenato dall'assenza di un trattato bilaterale sugli investimenti. Dal punto di vista militare, esercitazioni congiunte sono state portate avanti da India e Stati Uniti fin dal "lontano" 2001, quando a seguito dell'attentato terroristico alle torri gemelle le due nazioni inviarono i propri soldati a pattugliare l'Oceano Indiano, dal Canale di Suez a Singapore, in una congiunta operazione antiterrorismo.

Questa "seconda guerra fredda" tra Russia e Stati Uniti, originatasi a causa della diversa posizione assunta dalle due superpotenze intorno al conflitto siriano, e intensificatasi durante la recente crisi ucraina, sembra aver ricreato quella contrapposizione tra blocco sovietico e paesi occidentali che ha caratterizzato gli anni successivi alla seconda guerra mondiale. L'india, nonostante la sua posizione geografica, potrebbe essere determinante in questa "guerra delle alleanze" che la Russia e gli Stati Uniti stanno combattendo ormai da diversi anni.

Fonte: International Business Times

mercoledì 9 luglio 2014

«Aiutiamo gli sfigati del mondo, non i marò»


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Critiche al premier per non aver detto una parola sui nostri fucilieri Salvini: «Parla di diritti violati in Pakistan e Nigeria e tace sui marinai» 

Al via del semestre italiano di presidenza europea il discorso del premier Renzi è stato accolto da sentimenti di approvazione, ma anche da furiose polemiche. Le più roventi sull’imbarazzante silenzio, tenuto dal presidente del Consiglio, sulla vergognosa situazione dei due marò Latorre e Girone.

«Ci sono rimasto male, mi aspettavo di più». Così Matteo Salvini, segretario leghista, intervenendo nel dibattito in corso a Strasburgo, sul discorso del premier Renzi al parlamento europeo. «Non una parola sui marò», sottolinea, Ci occupiamo «dei diritti delle donne in Pakistan, giusto. Dei cristiani perseguitati in Nigeria... In questo palazzo troviamo ipocrisia e menzogna: due soldati italiani», e quindi europei, «sono da due anni in galera in India» e qui «ci occupiamo degli sfigati di tutto il mondo, ma non dei nostro soldati».

La «botta» a favore dei marò, nei confronti di un Matteo Renzi, afflitto da amnesia per i nostri fucilieri di marina ingiustamente imprigionati in India era cominciato ieri ben prima del discorso del premier a Strasburgo. «Matteo Renzi avrai il coraggio parlando all’Europa di chiedere la libertà per i #marò’», chiedeva in tarda mattinata di ieri su Twitter il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri. Se avesse scommesso contro il premier il senatore di FI avrebbe vinto. Nemmeno una parola. «Nel discorso al Parlamento europeo Matteo Renzi si dimentica dei nostri marò. Che tristezza!», scrive su Twitter subito dopo l’intervento del premier l’eurodeputato di Forza Italia Raffaele Fitto.

Pesanti anche le critiche del presidente di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale, Giorgia Meloni: «Siamo totalmente sconcertati di fronte al premier Italiano che nel suo primo discorso da presidente dell’Ue invoca la reazione dell’Europa per tutte le ingiustizie del mondo, salvo per quella che viene perpetrata nei confronti dei due marò italiani, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, illecitamente trattenuti in India da due anni in piena violazione del diritto internazionale. Qualunque presidente di uno Stato sovrano, vittima di una tale ingiustizia, avrebbe alzato la voce di fronte a una Ue che si è girata dall’altra parte. Così non ha fatto Renzi che dimostra la sua subalternità psicologica nei confronti delle istituzioni europee. E questo rende il suo esordio deludente».

Ma comunque la Meloni fa a Renzi «i migliori auguri di buon lavoro. Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale auspica che questo semestre di presidenza Ue sia l’occasione per riaffermare la dignità e la sovranità dell'Italia in Europa e per rimettere al centro dell’azione politica dell’Unione gli interessi dei popoli e delle nazioni. Tuttavia se il buongiorno si vede dal mattino ci lascia perplessi sentir dire a Renzi che siamo "felici e orgogliosi perché diamo di più di quello che prendiamo" e che in Europa l’Italia "viene per dare e non per chiedere". Evidentemente Renzi dimentica che negli ultimi anni l'Italia ha trasferito all’Ue 159 miliardi e ne ha ripresi appena 104, regalando letteralmente 55 miliardi. Soldi ai quali si aggiungono i 60 miliardi di euro l’anno che dovremo versare per il fiscal compact e il fondo salva-stati e i milioni per fronteggiare l’emergenza immigrazione che sono completamente a carico degli italiani. Con tutta la fantasia possibile non riusciamo a immaginare cos’altro possa dare l’Italia».

Per il senatore FI D’Ambrosio Lettieri è una vergogna, «non saprei come altro definire l’assurdo silenzio del premier Renzi sui nostri marò detenuti ingiustamente da oltre due anni in India. Al presidente del Consiglio che oggi, nel suo discorso al Parlamento europeo per l’avvio del semestre a guida italiana, non ha ritenuto di dire una sola parola all’Europa sulla necessità di una maggiore partecipazione del consesso internazionale alla vicenda dei fucilieri della nostra Marina - che non è e non può essere vicenda solo di pertinenza italiana - vorrei ricordare che Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono due militari al servizio di una causa di interesse internazionale, e cioè la lotta senza quartiere alla pirateria, sancita da leggi specifiche». E ancora: «Due grandi italiani che hanno servito l’Italia obbedendo anche quando Monti li ha rimandati indietro esponendoli al pericolo che fosse applicata la pena di morte. Quanto al resto del discorso - aggiunge - ci pare pieno di belle parole, ma inutili rispetto al fine concreto che vogliamo raggiungere, che è quello di liberarci della zavorra recessiva che sta mandando a fondo il nostro Paese attuando politiche liberali, che abbassino le tasse e favoriscano lo sviluppo. Abbiamo bisogno che l’Europa esca da un approccio meramente ragionieristico alla soluzione del deficit per il bene nostro, ma dello stesso continente. La speranza - conclude - è una brutta trappola quando non ha fondamento».

Elisabetta Gardini, la nuova capodelegazione di Forza Italia al Parlamento europeo, a Matteo Renzi lo ha detto subito, in faccia: «Belle parole, ma poco altro», ha affermato l’esponente di FI sfoggiando, durante l’intervento a Strasburgo, la spilla con l’inconfondibile fiocchetto giallo che indica l’impegno in sostegno di Latorre e Girone.

I due marinai del battaglione San Marco sono ingiustamente e illegalmente detenuti in India da oltre due anni, da quando furono coinvolti nel mai chiarito scontro a fuoco in acque internazionali avvenuto il 15 febbraio 2012. E anche l’altro giorno, durante la manifestazione di sostegno ai marò organizzata dal Sap e da Il Tempo al Planet di Roma, è stata ribadita l’innocenza dei due.

Fonte:  http://www.iltempo.it/

 

 

Marò in india: Enrica Lexie - Analisi Tecnica - Conclusioni


indian police logo

Abbiamo visto che le iniziali "certezze" delle autorità indiane sulla colpevolezza dei due militari italiani si sono sgretolate non appena sono emersi elementi di conoscenza sia indiziari che probatori sulla vicenda.
Per cui l'impianto accusatorio è viziato da:

  1. indagini omissive verso altri potenziali colpevoli;
  2. distruzione dei reperti giudiziari;
  3. negata ammissione dei Consulenti Tecnici della difesa;
  4. secretazione degli atti processuali dopo l'incriminazione formale;
  5. grave indizio di costruzione di false prove a carico;
  6. omissione di elementi a difesa;
  7. completa inattendibilità dei testimoni a carico;
  8. costruzione di falso scenario da parte della Guardia Costiera.
Ce ne è abbastanza per invalidare qualsiasi accusa e arrivare al proscioglimento dei due accusati.


Il sottoscritto non può che invocare la "ragionevolezza", le regole del processo penale sono identiche in tutto il mondo, e dovunque i processi e le condanne si fanno con le prove esibite dall'accusa. E in questo caso siamo molto ma molto lontani.

Luigi Di Stefano

http://www.seeninside.net/piracy

Marò in India: Suarez potrebbe salvare la situazione di stallo....

La Procura di Roma ha avviato un'indagine sul morso di Luis Suarez a Giorgio Chiellini durante la partita dei mondiali tra Italia e Uruguay del 24 giugno scorso. Lo rende noto il Codacons che aveva presentato un esposto ipotizzando il reato di violenza privata.
In base a quanto si apprende il fascicolo, al momento, sarebbe senza indagati e ipotesi di reato. "Un'ipotesi - si legge in una nota del Codacons - per la quale può agire la magistratura italiana in relazione a un reato commesso all' estero a danno di un connazionale".
(Il Foglio)

Ecco Signori non commento perché potrei dire cose pesanti. Ho presentato personalmente un esposto a marzo chiedendo che fosse vietato l'espatrio dei due nostri marò e nulla è accaduto . Ne ho presentato un altro ad ottobre per chiedere che fosse fatta chiarezza sulle decisioni di rimandare il 22 marzo in India i Marò e non ho ricevuto risposta. Il 20 giugno u.s. ne ho presentato un altro insiemi a altri 387 cittadini raccontando gli eventi e chiedendo che fossero valutati per rilevare eventuali omissioni nella gestione .Ad oggi nessuna risposta naturalmente ma si apre un'inchiesta per fatti che non credo siano fra quelli che inducono un procedimento d'ufficio. Bene prendiamone atto !
(https://www.facebook.com/termentinifernando?fref=nf)

A questo punto chiediamo a Luis Suarez di andare in India a morsicare i nostri due fucilieri. Almeno la nostra amata Procura, forse si sgrulla e apre un'inchiesta!!!!


martedì 8 luglio 2014

Il silenzio di Matteo Renzi sui marò

Ne va della vita di due nostri soldati ma anche della dignità del nostro Paese: perché il premier tace?

Matteo Renzi e i marò. Un capitolo che non esiste nel crono-programma del governo, se non in un’appendice dal titolo: i marò, questi sconosciuti. È proprio vero che per il bene di Salvatore e Massimiliano conviene che non si senta più parlare di questi due fucilieri di Marina che dal febbraio 2012, da quasi due anni e mezzo, aspettano in India un processo (anzi, la formalizzazione di un’accusa) e devono pure ringraziare se non si trovano in galera ma possono lavorare e appoggiarsi alla nostra Ambasciata a New Delhi? È proprio vero che il presidente del Consiglio fa bene a evitare, in modo sempre più improbabile, qualsiasi riferimento a Girone e Latorre perché meno se ne parla e più è facile che riappaiano, quasi d’incanto, sulla scaletta di qualche aereo dei “servizi” che li riporta in Italia?

Quello che sussurrano alla Farnesina e negli svariati piani del governo dove fior di (alti) funzionari pubblici studiano le carte (da Palazzo Chigi dov’è la “cabina di regia” ai ministeri degli Esteri, della Difesa e della Giustizia) è che si sta lavorando sottotraccia per raggiungere col nuovo governo indiano e con il vincitore delle ultime elezioni, Narendra Modi, nazionalista indù, un’intesa soddisfacente per entrambi i paesi. Un’intesa che non faccia “perdere la faccia” né all’India, né all’Italia (che già l’ha smarrita). Ma qui non si tratta di bella o cattiva figura. 

Qui si tratta di una situazione che nessun paese serio avrebbe tollerato o avvolto in una coltre di pesante e imbarazzato silenzio (come abbiamo fatto noi): due militari che agivano in nome e per conto dell’Italia, in acque non territoriali ma solo contigue a quelle indiane, in servizio anti-pirateria a bordo di un mercantile battente bandiera italiana, avrebbero sparato (loro o i loro commilitoni del nucleo di protezione) su un peschereccio che si era pericolosamente avvicinato, uccidendo due pescatori scambiati per pirati. 

Gli italiani, già in navigazione verso Gibuti, sono stati richiamati in porto a Kochi col pretesto di dover riconoscere dei pirati. Girone e Latorre sono stati interrogati, arrestati, buttati in cella, quindi chiusi in un albergo del Kerala, autorizzati a vivere a Delhi ma dovendo firmare ogni settimana sul registro di un commissariato. Nel frattempo hanno seriamente rischiato l’incriminazione e la possibile condanna a morte in base alla legge anti-pirateria, loro che operavano contro i pirati. Trattati cioè come terroristi e corsari. Infine, affidati a un tribunale speciale che non ha ancora un capo d’accusa su cui lavorare, tutto in spregio all’immunità funzionale garantita dall’uniforme come sempre avviene in questi casi, in tutto il mondo.

Quando, in occasione del 2 giugno, Salvatore Girone si è permesso di alzare un po’ la voce in un collegamento Skype con le commissioni riunite di Esteri e Difesa, è stato subissato da una pioggia d’inviti a stare zitto, a non peggiorare la situazione. Ora, se il problema fosse soltanto il destino individuale di Salvatore e Massimiliano, forse non staremmo neanche a parlarne qui. Due fucilieri di Marina sanno i rischi a cui vanno incontro quando partono e ci convivono, loro e le loro famiglie, lo sanno soprattutto Salvatore e Massimiliano che hanno servito il paese in teatri di guerra ben più insidiosi dell’Oceano Indiano infestato di pirati. 

Il problema tocca però il prestigio dell’Italia e delle sue Forze Armate. E minaccia l’immunità funzionale di tutti i militari all’estero, non solo italiani. Il silenzio dura da troppo tempo, nessun risultato è stato ottenuto (sono stati commessi solo errori, fin dall’inizio).

Forse è arrivato il momento che Renzi affronti pubblicamente il caso dei marò. Che rompa il silenzio. O, almeno, dia un segnale di quello che si sta facendo. Pur avendo cento occasioni per farlo, non l’ha fatto. Chi sa dice che bisogna aspettare l’avvio dell’arbitrato, che ci vuole pazienza perché stiamo (con molta fatica) convincendo l’India a accettare un giudizio terzo col quale i marò possano anche lasciare Delhi e magari appoggiarsi, semi-liberi, a un altro Paese. Ma tutti sanno pure che l’arbitrato non risolverà il problema, perché dopo quasi due anni e mezzo apre uno scenario di tempi ancora più lunghi.

Solo la politica può superare lo stallo. Solo Renzi.

Fonte:  http://www.panorama.it/

Caso Marò, Latorre si trincera nel silenzio



Un post su Facebook del fuciliere della Marina scatena una ridda di commenti critici nei confronti dell'operato del Governo

post latorre

Una serie infinita di puntini di sospensione su Facebook. Un messaggio più eloquente di tante parole se in tanti si sono affrettati a commentare il post. Più di 250 nel giro di ventiquattro ore.Il post del marò tarantino, Massimiliano Latorre, trattenuto in India insieme al suo collega Salvatore Girone, continua a far discutere. 

Ieri Latorre ha espresso il proprio stato d’animo con una lunga serie di punti di sospensione ed in molti hanno interpretato questo messaggio come la reazione sconsolata ad uno stato perdurante di inerzia da parte delle istituzioni italiane incapaci di riportare a casa i propri connazionali. 

A condividere lo “stato” di Massimiliano sulla propria pagina Facebook ci ha pensato la compagna. Ed anche in questo caso lunga è la lista dei commenti di quanti hanno voluto esprimere solidarietà alla famiglia Latorre.Il 18 aprile scorso il ministro degli Esteri, Federica Mogherini, aveva annunciato via Twitter che sarebbe “stato avviato un percorso di procedura internazionale” se il dialogo bilaterale Italia-India non avesse portato risultati. Intanto il 24 aprile lo stesso ministro richiamava in Italia il delegato Staffan de Mistura, formalizzando al contempo il ritorno a Delhi dell’ambasciatore Daniele Mancini.

Fonte: http://www.corriereditaranto.it/